Biografia Luisa Piccarreta

La Serva di Dio Luisa Piccarreta nasce il 23 aprile del 1865 a Corato, un grande centro rurale della provincia di Bari. Molto probabilmente aveva 4 sorelle ed era figlia di Vito Nicola Piccarreta (era un fattore) e di Rosa Tarantini, due genitori di campagna, molto umili, religiosi e buoni.
Luisa fin da molto piccola era intensamente devota a Gesù, nella fanciullezza e per tutta la vita, respirò una religiosità affettiva e concreta a Corato.
 Di notte face sogni paurosi. Stesso Luisa scrive: “Sognavo il demonio, che mi metteva spavento tale da farmi tremare, molte volte lo sognavo che mi voleva portare con se e mi tirava forte.” Era tale la paura che le restava in corpo che, di giorno temeva ogni cosa. Le preghiere imparate dalla mamma e dal papà, divennero le sue preghiere, pregava Dio, per intercessione della Madonna Santissima e dei Santi, di essere liberata dai sogni notturni che le incutevano paura. Nella preghiera confidente e filiale i sogni paurosi cominciarono a diradarsi e vennero i sogni della Madonna che scacciava il demonio e le dava altri messaggi.
Era una bimba vergognosa, che se stava in disparte, è proprio già nella sua tenera età che Gesù la vuole tutta per se: “Anche la vergogna con cui ti circondai nella tua tenera età fu una delle più grandi gelosie d’amore per te non volevo che entrasse nessuno, né il mondo, né le persone; volevo renderti estranea a tutti. A nessuna cosa volevo che tu prendessi parte e che ti faceva piacere, perché avendo stabilito fin d’allora che dovevo formare in te Regno del Fiat Supremo.”  Compiuti gli otto anni, cominciò a frequentare il catechismo. A nove anni, Luisa ricevette la comunione era il 12 aprile del 1874, nello stesso giorno ricevette anche la cresima. Alla scuola elementare imparò la bella calligrafia e gli elementi essenziali della grammatica, portò a compimento solo la prima elementare, perché con il crescere dell’età, si rese necessaria la sua presenza in casa. L’incontro con Gesù alla prima comunione, rimase scritto nel suo cuore a caratteri indelebili. Fu l’incontro speciale con Colui che le insegnò a non anteporre nulla all’amore di Dio. Da quel giorno, Luisa, cominciò a passare molte ore della giornata, in ginocchio, in devota adorazione, davanti all’eucarestia.
A 11 anni entro a far parte delle Figlie di Maria. Fu quello il tempo i cui le sue parure si disciolsero e i sogni paurosi dell’infanzia le diedero tregua. A 12 anni cominciò a sentire, internamente la voce di Gesù e la certezza che era Lui a guidarla. Un giorno all’età di 13 anni guardò nella
strada ed ebbe la visione di Gesù che portava la croce e rivolto a Luisa le dice: “Anima Aiutami!” Quella visione segnò la sua vita. Cominciò a sperimentare la partecipazione alla sua passione con vere e proprie sofferenze fisiche. Visse per qualche anno un duro combattimento spirituale con il demonio. Il prolungato combattimento ebbe tregua quando aveva 16 anni, le crudezze dei demoni finirono, anche se non cessarono del tutto di molestarla, ma oramai Luisa sapeva come affrontarli. Ebbe una altra visione di Gesù martoriato in tutti i modi e della Madonna che lo prese tra le braccia e tra le lacrime dice a Luisa che Gesù la scelta come vittima, in modo da dargli in dono, ristoro a tanto penare. Luisa di fronte a quella visione si commosse profondamente e acconsentì alla richiesta di offrirsi vittima, unita a Gesù. Cominciò a soffrire profondamente. Luisa a 18 accolse la proposta di diventare terziaria domenicana. Ebbe un’altra visione di Gesù che le chiedeva di soffrire con lui la corona di spine e lei accetta con solerzia. Per il dolore non poteva mangiare, i familiari pensavano ad un capriccio. Incominciava a perdere i sensi ed ad irrigidirsi, quando i genitori se ne accorsero si preoccuparono molto e non la lasciavano più sola. Come si accorgevano che pativa chiamavano i medici. Ma i medici non capivano le cause e trovano Luisa tranquilla. A 19 anni, pensò maturo di consacrarsi totalmente a Dio con una vocazione religiosa. Ma Gesù non la chiamava a vivere come suora ma la voleva unità a Lui nella partecipazione della sofferenza della sua passione. Luisa, che è indifferente il luogo e anche l’abito, capì che la vera vocazione è appartenere a Gesù con tutta se stessa, unita alla sua volontà (come Adamo ed Eva).  Sofferenza e mancamenti divennero più frequenti. Il cibo non veniva trattenuto, ma ogni volta rimesso. Per diverso tempo ai mancamenti Luisa si riprese da sola, ma poi avvenne che il corpo, era privo di sensi, si irrigidiva per molti giorni e nessun medico riusciva a capirci nulla, un caso clinico inspiegabile. Fino a quando gli dissero di rivolgersi ad un sacerdote, come padre Cosma andò da Luisa e le fece un segno di croce, si rianimò e riprese a parlare e a muoversi come prima. Ebbe tante ricadute, qualche volta riuscì a riprendersi da sola, ma per almeno tre- quattro anni i sacerdoti, più volte erano in ritardo, per farla riprendere (anche giorni) di questa situazione lei soffrì molto. Padre Domenico Franzè, religioso dei Frati Minori, teologo e medico, disse che le condizioni fisiche di Luisa sfidavano le leggi della natura: “A me che sono medico fa semplicemente meraviglia, il fatto che nella paziente io non abbia riscontrato piaga alcuna da decubito o altra erosione della pelle, in una persona costretta a stare immobilizzata a letto per un periodo così lungo di anni.”
Sotto il profilo psicologico, Luisa manifestò, per tutta la vita, equilibro, senso di prudenza, calma e serenità. Era in uno stato di vittima, di riparazione e di espiazione in favore degli uomini. Rimase immobile per tre giorni, nel suo letto di dolore, e quando riprese la vita normale, l’epidemia era cessata. Dopi diverse obbedienze a soffrire la passione, il Signore nel 1887, chiama Luisa allo sposalizio mistico. Luisa si rivolse a Dio per offrirsi totalmente come vittima di espiazione, per riparare con la sua vita i peccati dell’umanità. Dio le dice che se soffrirà per 40 giorni continui avrebbe risparmiato gli uomini. In questo stato di sofferenze, Dio, avrebbe purificato per bene l’animo di Luisa, per disporla ad uno sposalizio mistico. Lo sposo crocifisso e le sposa crocifissa. Don Michele suo sacerdote che la seguiva, accettò questo periodo di 40 giorni, ma poi le diede ordine di non cadere più in quello stato.
Il Signore per dare una prova al sacerdote che era sua volontà che Luisa soffrisse, le disse: “c’è la guerra tra L’Italia e l’Africa e se lui ti dà l’obbedienza a soffrire … si rappacificheranno. A queste parole il sacerdote acconsentì. Il 16 ottobre 1888, festa della purità di Maria, un anno dopo l’offerta come vittima perpetua, Gesù le fece la grazia, dello Sposalizio mistico. Luisa aveva 23 anni. Questo fatto mistico fu successivamente rinnovato in Cielo, alla presenza della SS.Trinità e di tutta la Corte Celeste. Il 7 settembre 1889, alla vigilia della natività di Maria, Luisa fu portata in paradiso e fu rinnovato lo sposalizio fu ammesso al bacio di tutte e Tre le Divine Persone che la benedissero. Luisa si senti divinizzata: “non più io vivevo, ma Loro vivevano in me” Ci fu un terzo sposalizio della croce il 14 settembre, giorno dell’esaltazione della santa Croce, ma non si sa l’anno, Luisa chiese e ottenne di non avere stimmate visibili: “Si dammi il dolore, dammi le piaghe, ma fa che tutto sia nascosto tra me e Te”.
Il 28 febbraio 1899 per ordine del confessore (che ne intuisce le meraviglie) ciò che passa tra Luisa e il Signore giorno per giorno. Scrivere per lei, fu un miracolo che solo l’ubbidienza poteva farle fare. E poi c’era il grande sacrificio di raccontare di ciò che passava nel suo interno. Lavoro di scrittura che vergava le parole di Gesù e la mattina con il confessore leggeva quanto la notte aveva scritto. Per ben 24 anni questo servizio venne svolto da Don Gennaro De Gennaro e successivamente per 4 anni da Don Francesco De Benedictis e infine dal 1926 al 1947 da don Benedetto Calvi. Verso la mezzanotte, si coricava, perdeva i sensi ed entrava in uno stato di morte; se ciò accadeva prima che si coricasse, rimaneva in quello stato, come una statua di pietra. Così trascorrevano i suoi giorni. Tra i doni ebbe anche una maternità spirituale per tante persone che avevano bisogno di consiglio nella scelta delle vie da seguire nella propria vita.
Nella primavera del 1910, Luisa ricevette la visita del Padre Annibale di Francia. L’incontro di queste due anime fu l’inizio di un’intesa che si rivelò ricca di frutti spirituali. Don Annibale non tardo molto a capire di trovarsi di fronte a una donna di Dio, dotata di una spiccata sensibilità al soprannaturale. Quando ascoltò le meditazioni di Luisa (le recitava memoria) sulla Passione di Cristo capì il bene che potevano fare e le chiese di metterle per iscritto. La prima edizione fu stampata a Napoli nel 1914 con il titolo “L’Orologio della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo con affettuose considerazioni e riparazioni”
L’Orologio della Passione ebbe quattro edizioni (1915, 1916, 1917, 1924) con relativo nulla osta quominus imprimatur. Ebbero grande successo e si racconta che Padre Annibale Di Francia, raccontò che, durante l’udienza con Pio X, il Papa gli aveva chiesto di leggergli qualche passaggio del libro “L’Orologio della Passione di nostro Signore Gesù Cristo. Mentre stava leggendo la pagina della Crocifissione, il Papa lo interruppe dicendo: “Non così Padre, ma in ginocchio bisogna
leggere. E’Gesù che parla”.
Padre Annibale di Francia qualifica questa missione (di diffondere gli scritti vergati da Luisa) come sublime, nessun’ altra le si può paragonare. La nuova missione è incentrata sul Pater Noster: fiat voluta tua, sicut coelo et interra e riguarda il trionfo della Divina Volontà nell’ universo. Padre di
Francia spiega: “non si tratta della solo santità personale, ma si tratta di abbracciare tutto e tutti e preparare il regno della mia volontà alle umane generazioni”. Luisa ne ha consapevolezza. Il suo compito è come di voce di tromba che chiama a vivere del Divin Volere. “E’ segretaria e scrivana di
Gesù, è maestra della scienza più sublime, è la Piccola Figlia della Divina Volontà, (si legge sulla sua tomba di Santa Maria Greca a Corato)”.
Padre Annibale di Francia nella prospettiva di dare questi scritti alla stampa (lui era un giornalista esperto) chiese a Luisa di non omettere nulla di quello che passava tra Gesù e lei e di integrare in maniera sostanziale il racconto della sua infanzia che aveva tante lacune e di fare riferimento solo a lui. Gesù apprezza molto questo modo di operare di Padre Annibale che le ha dato questa obbedienza: “significa che ha capito che sono io che ti parlo ed il valore che tiene anche una sola mia parola”.
Il Vescovo mons. Giuseppe Leo misi l’imprimatur agli scritti da lui esaminati e vistati con il suo nulla osta. Essi vanno dal volume 1 al volume 19. Padre di Francia che era di età avanzata e con una malattia che non gli dava tregua, morì, questo fu un durissimo colpo che Luisa.
Iniziarono anche le persecuzioni, la causa di tutto era la stampa della Divina Volontà, che spinse alcuni a denunciare gli scritti al Santo Ufficio, e colpirono anche lei in più modi. Prove e sofferenze non piegarono però il suo spirito, era placida, sorridente e si sentiva nelle braccia del Volere Divino.  
Luisa scrive anche tante lettere definite:” un ammaestramento sapienziale che orienta con linguaggio semplice a vivere nel Divin Volere.” Il 21 maggio 1938, giunse a Corato un sacerdote che su mandato del Santo Uffizio, sequestrò i manoscritti di Luisa, che rimase tranquilla, indifferente. Tre mesi dopo, il 31 agosto 1938, fu resa nota la condanna all’indice di tre libri di Luisa: L’ Orologio della Passione di Nostro Signore Gesù Cristo, con un Trattato sulla Divina Volontà; nel Regno della Divina Volontà, La Regina del cielo nel Regno della Divina Volontà.   L’Osservatore Romano pubblicò la notizia il giorno 11 settembre stroncava i libri della Piccarreta con parole molto dure. Appena seppe la notizia Luisa inviò a mons. Giuseppe Maria Leo, suo arcivescovo, l’atto di sottomissione da inoltrare a Roma.
La condanna le giunse inattesa. Luisa di sentì sommersa in un mare di amarezze e di umiliazioni, trattata come povera condannata. Trovò conforto ai piedi del Crocifisso e ne ascoltò la voce: Il Signore le chiedeva di unirsi al suo Volere e alla passione da lui subita la invitava a stare ferma, senza mai spostarsi da dentro la Sua Volontà.
Il 28 dicembre 1938 terminò per obbedienza di scrivere.
Il parroco della chiesa matrice di Corato, Don Clemente Ferrara, disse pubblicamente che nessuno più poteva andare a casa di Luisa altrimenti sarebbero caduti tutti sotto la scomunica. La proibizione fu anche per sacerdoti, che non potevano portarle l’eucarestia e farla rinvenire dai suoi mancamenti. Molti in quel periodo soffrirono con Luisa, altri invece la rinnegarono, la abbandonarono, anzi, rimpiansero di averla conosciuta. Qualche tempo dopo la condanna all’Indice, Luisa su disposizione dei superiori (dice don Benedetto Calvi) per motivi di salute (dice Luisa) dovette lasciare l’orfanatrofio di Sant’ Antonio nel quale si trovava da 10 anni. Don Benedetto trovò per lei una casa dove trascorse gli ultimi anni della sua vita. In occasione della Pasqua del 1939 scrisse a madre Cecilia e le confidò di essere caduta dalle grazie di tutti; non da quelle del mio caro Gesù e questo le basta.
Federico Abresch (persona molto legata a Luisa) si interesso a Roma, nel 1942, di far arrivare al Papa una richiesta di grazia per Luisa. Non si conosce la risposta del Papa ma da testimonianze si sa, che in casa di Luisa si riprese a celebrare messa ogni giorno. Non trapelò invece nulla perché i libri furono messi all’indice. Luisa avrebbe desiderato saperlo non tanto per controbattere le ragioni, ma per riparare e per correggere ciò che non era ritenuto consono.
Luisa Piccarreta morì il 4 marzo 1947, aveva 81 anni, 10 mesi e 9 giorni. Fu portata al cimitero in una bara speciale, restò anche da morta seduta, come era sempre vissuta. Visse per circa 70 anni inchiodata al suo lettino. Tante persone a cui parlava con sapienza divina cambiava le anime. Don Benedetto Calvi raccolse le ultime parole cariche di fede e speranza di Luisa.

a cura di Riccardo Rossi
Fonte: Volume 1, memorie, Libro di Cielo, Gamba Edizioni