SABATO DELLA XXII SETTIMANA DEL TEMPO ORDINARIO (ANNO DISPARI)

Colore Liturgico Verde

Prima Lettura

Dio vi ha riconciliati per presentarvi santi e immacolati.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Colossési
Col 1,21-23

Fratelli, un tempo anche voi eravate stranieri e nemici, con la mente intenta alle opere cattive; ora egli vi ha riconciliati nel corpo della sua carne mediante la morte, per presentarvi santi, immacolati e irreprensibili dinanzi a lui; purché restiate fondati e fermi nella fede, irremovibili nella speranza del Vangelo che avete ascoltato, il quale è stato annunciato in tutta la creazione che è sotto il cielo, e del quale io, Paolo, sono diventato ministro.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 53 (54)

R. Dio è il mio aiuto.

Dio, per il tuo nome salvami,
per la tua potenza rendimi giustizia.
Dio, ascolta la mia preghiera,
porgi l’orecchio alle parole della mia bocca. R.

Ecco, Dio è il mio aiuto,
il Signore sostiene la mia vita.
Ti offrirò un sacrificio spontaneo,
loderò il tuo nome, Signore, perché è buono. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Io sono la via, la verità e la vita, dice il Signore. 
Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me. (Gv 14,6)

Alleluia.

Vangelo

Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 6,1-5

Un sabato Gesù passava fra campi di grano e i suoi discepoli coglievano e mangiavano le spighe, sfregandole con le mani.
Alcuni farisei dissero: «Perché fate in giorno di sabato quello che non è lecito?».
Gesù rispose loro: «Non avete letto quello che fece Davide, quando lui e i suoi compagni ebbero fame? Come entrò nella casa di Dio, prese i pani dell’offerta, ne mangiò e ne diede ai suoi compagni, sebbene non sia lecito mangiarli se non ai soli sacerdoti?».
E diceva loro: «Il Figlio dell’uomo è signore del sabato».

Parola del Signore.

Sabato 6 Settembre 2025
S. Zaccaria pr.; S. Magno; S. Onesiforo
22.a del Tempo Ordinario

Lc 6,3

Allora non avete mai letto ciò che fece Davide, quando ebbe fame lui e i suoi

Volume 14, Marzo 3,1922

Continuando il mio solito stato, il mio dolce Gesù veniva, ma senza dirmi nulla, tutto taciturno ed afflitto al sommo, ed io: “Che hai, Gesù, che non parli?
Se Tu mi sei vita, la tua parola mi è cibo, ed io non posso star digiuna; sono molto debole e sento la necessità continua dell’alimento per crescere e mantenermi forte”.
E Gesù tutto bontà mi ha detto:
“Figlia mia, anch’ Io sento la necessità d’un cibo, e dopo che ti ho alimentato con la mia parola, quella stessa parola masticata da te, essendosi convertita in sangue, germoglia il cibo per Me;
e se tu non puoi star digiuna, neppure Io voglio star digiuno, voglio il ricambio del cibo che ti ho dato, e poi ritornerò di nuovo ad alimentarti.
Sento gran fame, presto, fammi sfamare”.
Io son rimasta confusa e non sapevo che dargli, perché non ho mai tenuto nulla;
ma Gesù con tutte e due le sue mani prendeva il mio palpito, il mio respiro, i miei pensieri, gli affetti, i desideri, cambiati in tanti globetti di luce, e se li mangiava dicendo:
“𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗼 𝗲’ 𝗶𝗹 𝗳𝗿𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗺𝗶𝗮 𝗽𝗮𝗿𝗼𝗹𝗮, 𝗲’ 𝗿𝗼𝗯𝗮 𝗺𝗶𝗮; 𝗲’ 𝗴𝗶𝘂𝘀𝘁𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗲 𝗹𝗶 𝗺𝗮𝗻𝗴𝗶”.