SANTA TERESA DI GESÙ, VERGINE E DOTTORE DELLA CHIESA – MEMORIA

Colore Liturgico Bianco

Prima Lettura

Dio renderà a ciascuno secondo le sue opere, al Giudeo prima come al Greco.

Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Romani
Rm 2,1-11

Chiunque tu sia, o uomo che giudichi, non hai alcun motivo di scusa perché, mentre giudichi l’altro, condanni te stesso; tu che giudichi, infatti, fai le medesime cose. Eppure noi sappiamo che il giudizio di Dio contro quelli che commettono tali cose è secondo verità.
Tu che giudichi quelli che commettono tali azioni e intanto le fai tu stesso, pensi forse di sfuggire al giudizio di Dio? O disprezzi la ricchezza della sua bontà, della sua clemenza e della sua magnanimità, senza riconoscere che la bontà di Dio ti spinge alla conversione?
Tu, però, con il tuo cuore duro e ostinato, accumuli collera su di te per il giorno dell’ira e della rivelazione del giusto giudizio di Dio, che renderà a ciascuno secondo le sue opere: la vita eterna a coloro che, perseverando nelle opere di bene, cercano gloria, onore, incorruttibilità; ira e sdegno contro coloro che, per ribellione, disobbediscono alla verità e obbediscono all’ingiustizia.
Tribolazione e angoscia su ogni uomo che opera il male, sul Giudeo, prima, come sul Greco; gloria invece, onore e pace per chi opera il bene, per il Giudeo, prima, come per il Greco: Dio infatti non fa preferenza di persone.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 61 (62)

R. Secondo le sue opere, Signore, tu ripaghi ogni uomo.

Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia salvezza.
Lui solo è mia roccia e mia salvezza, 
mia difesa: mai potrò vacillare. R.

Solo in Dio riposa l’anima mia:
da lui la mia speranza.
In Dio è la mia salvezza e la mia gloria;
il mio riparo sicuro, il mio rifugio è in Dio. R.

Confida in lui, o popolo, in ogni tempo; 
davanti a lui aprite il vostro cuore: 
nostro rifugio è Dio. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Le mie pecore ascoltano la mia voce, dice il Signore,
e io le conosco ed esse mi seguono. (Gv 10,27)

Alleluia.

Vangelo

Guai a voi, farisei; guai a voi dottori della legge.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 11,42-46
 
In quel tempo, il Signore disse: «Guai a voi, farisei, che pagate la decima sulla menta, sulla ruta e su tutte le erbe, e lasciate da parte la giustizia e l’amore di Dio. Queste invece erano le cose da fare, senza trascurare quelle. Guai a voi, farisei, che amate i primi posti nelle sinagoghe e i saluti sulle piazze. Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».
Intervenne uno dei dottori della Legge e gli disse: «Maestro, dicendo questo, tu offendi anche noi». Egli rispose: «Guai anche a voi, dottori della Legge, che caricate gli uomini di pesi insopportabili, e quei pesi voi non li toccate nemmeno con un dito!».

Parola del Signore.

Mercoledì 15 Ottobre 2025

S. Teresa d’Avila (di Gesù) (m); S. Barsen; S. Tecla

28.a del Tempo Ordinario

Lc 11,44

«Guai a voi, perché siete come quei sepolcri che non si vedono e la gente vi passa sopra senza saperlo».

Volume 20, Novembre 19,1926

“Ora il Fiat Supremo vuole uscire, è stanco, ed a qualunque costo vuole uscire da quest’agonia sì prolungata. 

E se tu senti i flagelli, le città crollate, le distruzioni, non sono altro che i forti dibattiti  della sua agonia, ché, non potendone più, vuol far sentire all’umana famiglia il suo stato doloroso e come fortemente si dibatte in loro, senza che nessuno abbia di lui compassione. 

E facendo violenza con i suoi dibattiti, vuol far sentire che esiste in loro, ma non vuole stare più in agonia, vuole la libertà, il dominio, vuole svolgere la sua vita in loro.

Che disordine, figlia mia, nella società, perché non regna la mia Volontà! 

Le loro anime sono come abitazione senza ordine, tutto sotto sopra, la puzza è tanto orribile, più che cadavere putrefatto; 

e la mia Volontà colla sua immensità, che non le è dato di ritirarsi neppure da un palpito di creatura, agonizza in mezzo a tanti mali. 

E questo è nell’ordine generale di tutti. 

Nell’ordine particolare c’è più ancora: nei religiosi, nel clero, in chi si dice cattolico la mia Volontà non solo agonizza, ma la tengono in stato di letargo come se non avesse vita. 

Oh, com’è più duro! perché nell’agonia almeno mi dibatto, ho uno sfogo, mi faccio sentire che esisto in loro, sebbene agonizzante; 

ma nello stato di letargo c’è la totale immobilità, lo stato di morte continuato. 

E perciò si vedono le sole apparenze, le vesti di vita religiosa, perché la mia Volontà la tengono in letargo; 

e siccome la tengono in letargo, il loro interno sta assopito, come se la luce, il bene non è per loro. 

E se qualche cosa fanno all’esterno, è vuoto di vita divina e si risolve in fumo di vanagloria, di stima propria e di piacere alle altre creature. 

Ed Io, ed il mio Supremo Volere, mentre sta dentro, esce fuori dal loro operato.

Figlia mia, che affronto! 

Come vorrei far sentire a tutti la mia tremenda agonia, il rantolo continuato, il letargo in cui mettono la mia Volontà, causa perché vogliono fare la loro e non la mia, non la vogliono far regnare, non la vogliono conoscere! 

E perciò vuol rompere le dighe coi suoi dibattiti, affinché, se non la vogliono conoscere e ricevere per vie d’amore, la conoscano per via di giustizia. 

Sicché la mia Volontà, stanca d’una agonia di secoli, vuole uscire e perciò preparare due modi: il modo trionfante, che sono le sue conoscenze, i suoi prodigi e tutto il bene che porterà il Regno del Fiat Supremo, ed il modo di giustizia per chi non la vuole conoscere trionfante. 

Quindi starà alle creature scegliere il modo come la vogliono ricevere”.