I peccati mortali sono quelli che oggettivamente ci tolgono la grazia di Dio, ci impediscono di fare la Comunione e (se non confessati) ci portano alla dannazione eterna. Per questo si chiamano appunto “mortali”.
E’ difficile fare un elenco di tutti i peccati mortali, visto la vastità e complessità della vita umana e delle questioni morali. E’ ancor più difficile stabilire se soggettivamente ci sia sempre questa gravità, visto che, perché un peccato sia davvero mortale, non basta che lo sia oggettivamente, ma deve anche esserci nel soggetto la piena consapevolezza (“piena avvertenza”) e la decisione libera (“deliberato consenso”) di commetterlo.
Nonostante questa difficoltà, dobbiamo però sapere quali siano oggettivamente i peccati mortali!
Ricordiamo inoltre che l’impegno di non commetterli non rappresenta il massimo della vita morale (che è invece quello di “essere come Dio”, cfr. Mt 5,48; quindi non c’è un limite superiore, perché l’amore non ha limiti!), ma il limite inferiore, cioè appunto il limite oltre il quale non siamo più nella grazia di Dio.

Presentiamo allora qui un elenco dei peccati mortali, in riferimento al Decalogo e aiutati autorevolmente dal Catechismo della Chiesa Cattolica (vedi – parte III, sez. 2). 

La legge morale fondamentale può essere tuttora sintetizzata dai 10 comandamenti (Decalogo), che, pur appartenendo ancora all’Antico Testamento (Es 20 e Dt 56), Gesù conferma e perfeziona (cfr. Mt 5). Anche il Catechismo della Chiesa Cattolica (III parte, sez. 2) spiega la legge morale cristiana sulla traccia del Decalogo.

Io sono il Signore Dio tuo:
I. Non avrai altro Dio fuori che me;
II. Non nominare il nome di Dio invano;
III. Ricordati di santificare le feste;
IV. Onora il padre e la madre;
V. Non uccidere; 
VI. Non commettere atti impuri; 
VII. Non rubare; 
VIII. Non dire falsa testimonianza; 
IX. Non desiderare la donna d’altri; 
X. Non desiderare la roba d’altri.

(*): Le penitenze prescritte sono:

– quella data dal sacerdote in Confessione;

– il digiuno prescritto obbligatoriamente il Mercoledì delle Ceneri (inizio della Quaresima) e il Venerdì Santo (venerdì prima di Pasqua, cioè il giorno della morte del Signore Gesù). Tale digiuno [cui sono esonerati i giovanissimi (<18), gli anziani (>60) e gli ammalati)] è una vera riduzione dell’alimentazione, ad esempio vivendo quel giorno “a pane e acqua”, oppure saltando o riducendo notevolmente almeno un pasto;

– l’astinenza dalle carni (cioè il non mangiare carne, compreso gli affettati) è prescritta obbligatoriamente il Mercoledì delle Ceneri e ogni venerdì di Quaresima (compreso ovviamente il Venerdì Santo, che è appunto anche digiuno). Anche tutti i venerdì dell’anno (giorno “penitenziale” della settimana, in cui si ricorda la morte di Gesù in Croce per i nostri peccati!) è prescritta l’astinenza dalle carni, ma tale penitenza può essere eventualmente sostituita con un’altra penitenza. Sono tenuti a tale penitenza tutti i cristiani dai 14 ai 60 anni, tranne gli infermi; se nel venerdì capita una festa o solennità religiosa allora tutte le penitenze sono sospese;

– è prescritto il digiuno di un’ora (è permessa solo l’acqua) prima di fare la S. Comunione

Non è tanto peccato mortale saltare la penitenza una singola volta, ma il non tener presente a lungo questo elemento penitenziale della vita cristiana. E’ inoltre lodevole fare delle penitenze volontarie. Oltre ad essere piccolo segno della partecipazione alla “Sacrificio” di Gesù in Croce, che ci ha meritato la salvezza eterna, la penitenza rafforza il nostro animo all’obbedienza a Dio, stimolando tutte le virtù, e può ottenere grazie speciali, per sè e per le anime di altri, anche defunti.

(*): i voti fatti solennemente a Dio, anche se solo nel proprio animo, possono essere sciolti solo dal sacerdote.

(*): Le feste di precetto, in cui è moralmente obbligatorio andare alla Messa, oltre alle 52 domeniche annue, sono (così attualmente in Italia, in quanto sono pure civilmente giornate festive): 1° gennaio (Maria SS.ma Madre di Dio), 6 gennaio (Epifania di Gesù), 15 agosto (Assunzione di Maria SS.ma), 1° novembre (Tutti i Santi), 8 dicembre (Immacolata Concezione di Maria), 25 dicembre (Natale di Gesù). Se la festa del Santo Patrono della propria città è solennità (ad esempio S. Giuseppe il 19 marzo o i SS. Pietro e Paolo il 29 giugno) e nella propria città è anche giornata festiva (non lavorativa), allora è d’obbligo partecipare alla S. Messa anche in quel giorno

1): Fare un aborto (o anche solo cooperarvi) è di una tale gravità (omicidio del figlio, indifeso e innocente) che oltre ad essere peccato mortale provoca anche la scomunica; per questo la sua assoluzione (se il penitente ne era consapevole) è normalmente riservata al Vescovo (o suoi delegati) o in particolari luoghi e circostanze indicate.

(2): il cristiano sa che questo è il momento più decisivo della vita, da cui può dipendere la vita eterna beata o dannata: sia pur con la dovuta delicatezza, non è bene nasconderlo al moribondo, ma anzi aiutarlo a preparare l’anima all’incontro con Gesù (“giudizio particolare” che avviene immediatamente dopo la morte), con la preghiera e i sacramenti (Confessione, Unzione degli infermi, ultima Comunione detta “Viatico”).

(3): La cremazione è peccato se fatta in avversione alla fede nella risurrezione della carne. La donazione degli organi è lecita se fatta su un corpo realmente morto, se non se ne fa commercio e se fatta per amore, non per disprezzo del corpo defunto (come se fosse una “cosa”, un insieme di organi, quando invece è destinato anch’esso alla risurrezione).

Il 6° Comandamento riguarda tutta la sfera sessuale, che è dono di Dio, legato però al valore intero della persona e al mistero della trasmissione della vita e come segno dell’amore totale per una persona (di altro sesso).

[Sulla morale sessuale e i relativi peccati, v. Catechismo della Chiesa Cattolica (nn. 2331-2400)]

Gesù dice che il diventare una “carne sola” vuol dire essere una cosa sola; ma è solo Dio che fa di un maschio e una femmina una cosa sola, e lo fa per sempre, con il sacramento del Matrimonio, così che non si può separare ciò che Egli ha unito (Mt 19,4-6). L’unione sessuale è dunque legata all’amore totale (sponsale) e alla vita (procreazione), che sono i due valori più grandi, dopo Dio e che trovano in Dio la loro sorgente e la loro infinitezza. Quanto più manca uno o l’altro (o entrambi) di questi valori tanto più è grave l’atto sessuale.

L’uso fisico (genitale) della sessualità, pur essendo un grande dono, diventa “peccato mortale” quando è svincolato dal suo autentico significato (unitivo e procreativo), sia a livello individuale (autoerotismo), che omosessuale, ma anche eterosessuale, al di fuori del matrimonio cristiano (sacramento: “Ciò che Dio unisce”) e anche in esso, quando manca l’amore vero e l’apertura alla vita (che è “creazione” di Dio, mentre i genitori “procreano”).

L’elenco dei peccati mortali qui indicato, secondo l’autentica e perenne dottrina della Chiesa, non significa che essi siano tutti dello stesso grado di gravità, ma oggettivamente essi comunque tolgono la grazia di Dio e vanno esplicitamente confessati (anche per poter accedere alla S. Comunione), con dolore di averli commessi e proposito di non commetterli più (col Suo aiuto e sfuggendo anche tutto ciò che può spingerci a commetterli di nuovo).

Si chiama lussuria la ricerca del piacere sessuale fine a se stesso e non più legato al suo più profondo significato [se è un orientamento abituale è un “vizio capitale” (v. sotto) e un grave peccato da confessare].

Sono peccato tutti i rapporti sessuali al di fuori del matrimonio cristiano. Si chiamano fornicazione e si distinguono (da specificare in Confessione) in:
rapporti pre-matrimoniali (tra fidanzati),
rapporti senza uno stabile rapporto affettivo o addirittura occasionali o persino usando della prostituzione;
se uno dei due o entrambi sono già legati affettivamente con altri si parla anche di tradimento o,
se si tratta di uno o entrambi già sposati, di adulterio.

Gesù ha fondato l’unione (anche fisica) dell’uomo e della donna su uno specifico Sacramento (dove Egli stesso interviene e opera), cioè sul Sacramento del Matrimonio, che ha voluto unico (con una sola persona, di sesso diverso) e per sempre (indissolubile) (v. Mt 19,3-12).

Sono quindi peccato mortale tutti quei peccati che rompono tale unione voluta e creata da Dio col Sacramento. 

Se ci sono le condizioni morali per poterlo fare (non ci sono cioè matrimoni precedenti) c’è l’obbligo morale di preparare interiormente e celebrare sacramentalmente il matrimonio cristiano (è esplicita volontà di Cristo Signore: è Dio che “unisce”!). Nel caso invece di una convivenza, di un’unione di fatto o di un matrimonio civile, in cui uno dei due o entrambi sono reduci da un matrimonio-sacramento (e quindi indissolubile agli occhi di Dio!) si crea appunto una situazione stabile di peccato, che non può essere assolta in Confessione e quindi impedisce di conseguenza l’accesso alla Comunione sacramentale (Eucaristia)!

(1) La “separazione” è possibile solo in casi estremi, quando la coabitazione diventasse insopportabile e persino pericolosa (anche per il bene dei figli): essa deve essere però vissuta nella speranza e nell’impegno che, con la grazia di Dio accolta da entrambi, sia sempre possibile riunificare la famiglia nel vero amore e appunto nella grazia di Dio. [Si ricordi in proposito che il “fidanzamento” è un periodo per verificare bene se esistano le condizioni per formare una vera famiglia cristiana!] La separazione non è peccato per chi l’ha subìta; ma anche in questo caso non rende liberi, agli occhi di Dio, di formare un’altra famiglia e vivere un nuovo rapporto matrimoniale o di convivenza.

(2) Con ciò si comprende come sia ovviamente ancora più grave il divorzio, cioè la rottura definitiva della famiglia. Si ricordi che è invece impossibile, agli occhi di Dio, rompere il sacramento del Matrimonio, voluto appunto da Cristo come indissolubile; solo la morte lo scioglie e rende possibile un altro matrimonio.

Ogni unione sessuale al di fuori del matrimonio cristiano (sacramento) è peccato mortale, anche se seguente ad un divorzio o in un nuovo matrimonio (che peraltro può essere solo “civile” e quindi non valido e peccato grave agli occhi di Dio per i Battezzati).

Laddove non fosse effettivamente più possibile, neanche con la grazia di Dio, ricostituire la famiglia fondata sul sacramento (indissolubile) e neppure dividersi dalla nuova unione (tanto più se vi sono nati nuovi figli), allora tali coniugi (e ricordiamo che lo sono eventualmente solo per lo Stato e non per Dio) o conviventi possono confessarsi solo se (come del resto per tutti i peccati, non ci può essere assoluzione senza pentimento e proposito di non più commetterli) fanno il proposito di vivere, con l’aiuto di Dio, in piena castità, cioè senza rapporti sessuali (propri solo degli sposi uniti da Cristo). Ciò ovviamente vale anche per la persona che, pur non essendo mai stata sposata, vive coniugalmente con un partner che è reduce da un matrimonio cristiano (anche se l’avesse sposato civilmente o solo convivente).

Quando si parla di riconoscimento di nullità (da parte della Chiesa) di un matrimonio cristiano [attenzione: “riconoscimento di nullità”, non “annullamento” (come spesso si sente erroneamente dire), perché neppure un Papa potrebbe sciogliere un sacramento, che è opera di Cristo stesso!], si intende il riconoscimento canonico (mediante cioè un Processo che lo certifichi autorevolmente da parte della Chiesa) che tale Matrimonio cristiano in realtà non è mai stato celebrato validamente (e quindi non sussiste), perché ne mancavano le condizioni canoniche previste al momento stesso della sua celebrazione. Ciò permette un nuovo Matrimonio cristiano, che sarebbe il primo agli occhi di Dio, perché appunto il precedente di fatto di fronte a Dio non c’è mai stato (persino se vi fossero nati dei figli).

[cfr. Morale sessuale, domande 31 e 31.1]

Anche all’interno del Matrimonio cristiano i rapporti sessuali sono peccato quando sono privi di vero amore, ma anche quando viene censurata la loro potenza procreativa, cioè ogni atto contro la “naturale” apertura al dono (divino) della vita.

(*) La gravità del furto è ovviamente relativa al valore economico di ciò che si è rubato (si faccia però attenzione anche alle piccole disonestà, cfr. Lc 16,10). Tale peccato, per essere assolto, comporta ovviamente anche l’obbligo della restituzione, se possibile. È in peccato anche chi coopera in qualche modo ai furti, compreso chi è consapevole di comprare cose rubate.

Gravi peccati nel parlare (oltre ovviamente a quanto detto circa il 2° Comandamento):

Tale Comandamento divino riprende in fondo il 6° Comandamento, ponendo l’accento già sull’interiorità e l’intenzione (pensieri).

Tale Comandamento divino riprende in fondo il 7° Comandamento, ponendo l’accento già sull’interiorità e l’intenzione (pensieri).

tratto da ttps://www.laviadellavita.it/la-via-della-vita/un-aiuto-per/esame-di-coscienza/#h-i-peccati-mortali