SANTI PAOLO MIKI, PRESBITERO, E COMPAGNI, MARTIRI – MEMORIA


Colore Liturgico Rosso

Prima Lettura

Davide cantò inni al Signore con tutto il suo cuore e amò colui che lo aveva creato.

Dal libro del Siràcide
Sir 47,2-13 (NV) [gr. 47,2-11]

Come dal sacrificio di comunione si preleva il grasso,
così Davide fu scelto tra i figli d’Israele.
Egli scherzò con leoni come con capretti,
con gli orsi come con agnelli.
Nella sua giovinezza non ha forse ucciso il gigante
e cancellato l’ignominia dal popolo,
alzando la mano con la pietra nella fionda
e abbattendo la tracotanza di Golìa?
Egli aveva invocato il Signore, l’Altissimo,
che concesse alla sua destra la forza
di eliminare un potente guerriero
e innalzare la potenza del suo popolo.
Così lo esaltarono per i suoi diecimila,
lo lodarono nelle benedizioni del Signore
offrendogli un diadema di gloria.
Egli infatti sterminò i nemici all’intorno
e annientò i Filistei, suoi avversari;
distrusse la loro potenza fino ad oggi.
In ogni sua opera celebrò il Santo,
l’Altissimo, con parole di lode;
cantò inni a lui con tutto il suo cuore
e amò colui che lo aveva creato.
Introdusse musici davanti all’altare
e con i loro suoni rese dolci le melodie.
Conferì splendore alle feste,
abbellì i giorni festivi fino alla perfezione,
facendo lodare il nome santo del Signore
ed echeggiare fin dal mattino il santuario.
Il Signore perdonò i suoi peccati,
innalzò la sua potenza per sempre,
gli concesse un’alleanza regale
e un trono di gloria in Israele.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Sal 17 (18)

R. Tu, o Signore, dòmini tutto!  
oppure
R. A te la lode e la gloria nei secoli.

La via di Dio è perfetta,
la parola del Signore è purificata nel fuoco;
egli è scudo per chi in lui si rifugia. R.

Viva il Signore e benedetta la mia roccia,
sia esaltato il Dio della mia salvezza.
Per questo, Signore, ti loderò tra le genti
e canterò inni al tuo nome. R.

Egli concede al suo re grandi vittorie,
si mostra fedele al suo consacrato,
a Davide e alla sua discendenza per sempre. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Beati coloro che custodiscono la parola di Dio
con cuore integro e buono
e producono frutto con perseveranza. (Cf. Lc 8,15)

Alleluia.

Vangelo

Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 6,14-29
 
In quel tempo, il re Erode sentì parlare di Gesù, perché il suo nome era diventato famoso. Si diceva: «Giovanni il Battista è risorto dai morti e per questo ha il potere di fare prodigi». Altri invece dicevano: «È Elìa». Altri ancora dicevano: «È un profeta, come uno dei profeti». Ma Erode, al sentirne parlare, diceva: «Quel Giovanni che io ho fatto decapitare, è risorto!».
Proprio Erode, infatti, aveva mandato ad arrestare Giovanni e lo aveva messo in prigione a causa di Erodìade, moglie di suo fratello Filippo, perché l’aveva sposata. Giovanni infatti diceva a Erode: «Non ti è lecito tenere con te la moglie di tuo fratello». Per questo Erodìade lo odiava e voleva farlo uccidere, ma non poteva, perché Erode temeva Giovanni, sapendolo uomo giusto e santo, e vigilava su di lui; nell’ascoltarlo restava molto perplesso, tuttavia lo ascoltava volentieri.
Venne però il giorno propizio, quando Erode, per il suo compleanno, fece un banchetto per i più alti funzionari della sua corte, gli ufficiali dell’esercito e i notabili della Galilea. Entrata la figlia della stessa Erodìade, danzò e piacque a Erode e ai commensali. Allora il re disse alla fanciulla: «Chiedimi quello che vuoi e io te lo darò». E le giurò più volte: «Qualsiasi cosa mi chiederai, te la darò, fosse anche la metà del mio regno». Ella uscì e disse alla madre: «Che cosa devo chiedere?». Quella rispose: «La testa di Giovanni il Battista». E subito, entrata di corsa dal re, fece la richiesta, dicendo: «Voglio che tu mi dia adesso, su un vassoio, la testa di Giovanni il Battista». Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto.
E subito il re mandò una guardia e ordinò che gli fosse portata la testa di Giovanni. La guardia andò, lo decapitò in prigione e ne portò la testa su un vassoio, la diede alla fanciulla e la fanciulla la diede a sua madre. I discepoli di Giovanni, saputo il fatto, vennero, ne presero il cadavere e lo posero in un sepolcro.

Parola del Signore.

Venerdì 6 Febbraio 2026
Ss. Paolo Miki e c. (m); B. Alfonso M. Fusco; S. Guarino
4.a del Tempo Ordinario

Mc 6,26

«Il re, fattosi molto triste, a motivo del giuramento e dei commensali non volle opporle un rifiuto».

Volume 6, Luglio 22, 1904

“Figlia mia, quando l’anima propone o di non peccare oppure di fare un bene, e non eseguisce i propositi fatti, 𝗶𝗹 𝘀𝗲𝗴𝗻𝗼 𝗲̀ 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝘀𝗶 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗮 𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮̀ 𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗶𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗵𝗮 𝗮𝘃𝘂𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗮𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗼𝗻 𝗹’𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮 – perché quando la volontà è vera e la luce divina vi fa conoscere il male da evitare o il bene da fare, e difficilmente l’anima non eseguisce ciò che ha proposto – e questo perché 𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝗱𝗶𝘃𝗶𝗻𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗲𝗱𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗼𝗹𝗼𝗻𝘁𝗮̀, 𝗻𝗼𝗻 𝘃𝗶 𝘀𝗼𝗺𝗺𝗶𝗻𝗶𝘀𝘁𝗿𝗮 𝗹𝗮 𝗹𝘂𝗰𝗲 𝗻𝗲𝗰𝗲𝘀𝘀𝗮𝗿𝗶𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝗲𝘃𝗶𝘁𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝘂𝗻𝗼 𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗹’𝗮𝗹𝘁𝗿𝗼.
Al più possono essere momenti di sventura, abbandoni di creature o qualche altro accidente, che l’anima pare che si vorrebbe distruggere per Dio, che vuol cambiare vita, ma non appena il vento degli accidenti si cambia, [ecco] che tosto si cambia la volontà umana.
Sicché anziché volontà e luce si può dire un 𝗺𝗲𝘀𝗰𝘂𝗴𝗹𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗶𝗼𝗻𝗶 𝗮 𝗻𝗼𝗿𝗺𝗮 𝗱𝗲𝗶 𝗰𝗮𝗺𝗯𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗱𝗲𝗶 𝘃𝗲𝗻𝘁𝗶;
eppure 𝗹𝗮 𝘀𝗼𝗹𝗮 𝘀𝘁𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮̀ 𝗲̀ 𝗾𝘂𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗳𝗮 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗿𝗲 𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗴𝗿𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗱𝗶𝘃𝗶𝗻𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮, perché essendo Dio immutabile, chi lo possiede partecipa della sua immutabilità nel bene”.

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