SAN FRANCESCO D’ASSISI, PATRONO D’ITALIA – FESTA
Colore Liturgico Bianco

Prima Lettura
Il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Dalla lettera di san Paolo apostolo ai Gàlati
Gal 6,14-18
Fratelli, quanto a me non ci sia altro vanto che nella croce del Signore nostro Gesù Cristo, per mezzo della quale il mondo per me è stato crocifisso, come io per il mondo.
Non è infatti la circoncisione che conta, né la non circoncisione, ma l’essere nuova creatura. E su quanti seguiranno questa norma sia pace e misericordia, come su tutto l’Israele di Dio.
D’ora innanzi nessuno mi procuri fastidi: io porto le stigmate di Gesù sul mio corpo.
La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con il vostro spirito, fratelli. Amen.
Parola di Dio.
Salmo Responsoriale
Dal Sal 15 (16)
R. Tu sei, Signore, mia parte di eredità.
Proteggimi, o Dio: in te mi rifugio.
Ho detto al Signore: «Il mio Signore sei tu».
Il Signore è mia parte di eredità e mio calice:
nelle tue mani è la mia vita. R.
Benedico il Signore che mi ha dato consiglio;
anche di notte il mio animo mi istruisce.
Io pongo sempre davanti a me il Signore,
sta alla mia destra, non potrò vacillare. R.
Mi indicherai il sentiero della vita,
gioia piena alla tua presenza,
dolcezza senza fine alla tua destra. R.
Acclamazione al Vangelo
Alleluia, alleluia.
Ti rendo lode, Padre,
Signore del cielo e della terra,
perché ai piccoli hai rivelato i misteri del Regno. (Cf. Mt 11,25)
Alleluia.
Vangelo
Hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli.
Dal Vangelo secondo Matteo
Mt 11,25-30
In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.
Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Parola del Signore.
🌿Commento al Vangelo con gli scritti della serva di Dio Luisa Piccarreta 🌿
Commento al Vangelo con gli scritti della serva di Dio Luisa Piccarreta
Sabato 4 Ottobre 2025
San Francesco d’Assisi
26.a del Tempo Ordinario
Mt 11,25
«Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli».
Volume 12, Gennaio 17, 1921
“Figlia mia, è mio solito scegliere le anime più abbiette, inabili e povere, per le mie opere più grandi.
La mia stessa Mamma nulla aveva di straordinario nella sua vita esteriore, nessun miracolo, nessun segno teneva che la facesse distinguere dalle altre donne, il suo solo distintivo era la perfetta virtù, cui quasi nessuno faceva attenzione.
E se agli altri santi ho dato il distintivo dei miracoli, ad altri li ho fregiati con le mie piaghe, alla mia Mamma nulla, nulla, eppure era il portento dei portenti, il miracolo dei miracoli, la vera e perfetta crocifissa, nessun’altra simile a Lei.
Io son solito fare come un padrone che tiene due servitori: uno sembra gigante, erculeo, abile a tutto;
l’altro piccolo, basso, inabile, sembra che non sa far nulla, nessun servizio importante;
il padrone, se lo tiene, è più per carità ed anche per farsene giuoco.
Ora dovendo mandare un milione, un miliardo ad un paese, che fa?
Chiama il piccolo, l’inabile, ed affida la grande somma e dice fra sé:
‘Se l’affido al gigante, tutti gli faranno attenzione, i ladri lo assaliranno, lo possono [de]rubare, e se con la sua forza erculea si difenderà, può restare ferito.
So che lui è bravo, ma voglio risparmiarlo, non voglio esporlo ad evidente pericolo;
invece questo piccolo, sapendolo inabile, nessuno gli farà attenzione, nessuno potrà pensare che [io] possa affidargli una somma così importante, e sano e salvo ritornerà’.
Il povero inabile si meraviglia che il padrone si fidi di lui mentre poteva servirsi del gigante, e tutto tremante ed umile va a deporre la grande somma senza che nessuno si sia benignato di guardarlo, e sano e salvo ritorna al suo padrone, più tremante ed umile di prima.
Così faccio Io, quanto più grande è l’opera che voglio fare, tanto più scelgo anime abbiette, povere, ignoranti, senza nessuna esteriorità che le additi;
il suo stato abbietto servirà come sicura custodia dell’opera mia;
𝗶 𝗹𝗮𝗱𝗿𝗶 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝘀𝘁𝗶𝗺𝗮, 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝗮𝗺𝗼𝗿 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗼, 𝗻𝗼𝗻 𝗹𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗮𝘁𝘁𝗲𝗻𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗹𝗮 𝘀𝘂𝗮 𝗶𝗻𝗮𝗯𝗶𝗹𝗶𝘁𝗮’, e lei umile e tremante disimpegnerà l’ufficio da Me affidato 𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗻𝗱𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝘀𝘀𝗮, 𝗺𝗮 𝗜𝗼 𝗵𝗼 𝗳𝗮𝘁𝘁𝗼 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗶𝗻 𝗹𝗲𝗶”.