SAN GIOVANNI BOSCO, PRESBITERO – MEMORIA

Colore Liturgico Bianco

Prima Lettura

Ho peccato contro il Signore!

Dal secondo libro di Samuèle
2Sam 12,1-7a.10-17

In quei giorni, il Signore mandò il profeta Natan a Davide, e Natan andò da lui e gli disse: «Due uomini erano nella stessa città, uno ricco e l’altro povero. Il ricco aveva bestiame minuto e grosso in gran numero, mentre il povero non aveva nulla, se non una sola pecorella piccina, che egli aveva comprato. Essa era vissuta e cresciuta insieme con lui e con i figli, mangiando del suo pane, bevendo alla sua coppa e dormendo sul suo seno. Era per lui come una figlia. Un viandante arrivò dall’uomo ricco e questi, evitando di prendere dal suo bestiame minuto e grosso quanto era da servire al viaggiatore che era venuto da lui, prese la pecorella di quell’uomo povero e la servì all’uomo che era venuto da lui».
Davide si adirò contro quell’uomo e disse a Natan: «Per la vita del Signore, chi ha fatto questo è degno di morte. Pagherà quattro volte il valore della pecora, per aver fatto una tal cosa e non averla evitata». Allora Natan disse a Davide: «Tu sei quell’uomo! Così dice il Signore, Dio d’Israele: “La spada non si allontanerà mai dalla tua casa, poiché tu mi hai disprezzato e hai preso in moglie la moglie di Urìa l’Ittita”. Così dice il Signore: “Ecco, io sto per suscitare contro di te il male dalla tua stessa casa; prenderò le tue mogli sotto i tuoi occhi per darle a un altro, che giacerà con loro alla luce di questo sole. Poiché tu l’hai fatto in segreto, ma io farò questo davanti a tutto Israele e alla luce del sole”».
Allora Davide disse a Natan: «Ho peccato contro il Signore!». Natan rispose a Davide: «Il Signore ha rimosso il tuo peccato: tu non morirai. Tuttavia, poiché con quest’azione tu hai insultato il Signore, il figlio che ti è nato dovrà morire». Natan tornò a casa.
Il Signore dunque colpì il bambino che la moglie di Urìa aveva partorito a Davide e il bambino si ammalò gravemente. Davide allora fece suppliche a Dio per il bambino, si mise a digiunare e, quando rientrava per passare la notte, dormiva per terra. Gli anziani della sua casa insistevano presso di lui perché si alzasse da terra, ma egli non volle e non prese cibo con loro.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 50 (51)

R. Crea in me, o Dio, un cuore puro.

Crea in me, o Dio, un cuore puro,
rinnova in me uno spirito saldo.
Non scacciarmi dalla tua presenza
e non privarmi del tuo santo spirito. R.

Rendimi la gioia della tua salvezza,
sostienimi con uno spirito generoso.
Insegnerò ai ribelli le tue vie
e i peccatori a te ritorneranno. R.

Liberami dal sangue, o Dio, Dio mia salvezza:
la mia lingua esalterà la tua giustizia.
Signore, apri le mie labbra
e la mia bocca proclami la tua lode. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Dio ha tanto amato il mondo da dare il Figlio, unigenito;
chiunque crede in lui ha la vita eterna. (Cf. Gv 3,16)

Alleluia.

Vangelo

Chi è costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 4,35-41

In quel medesimo giorno, venuta la sera, Gesù disse ai suoi discepoli: «Passiamo all’altra riva». E, congedata la folla, lo presero con sé, così com’era, nella barca. C’erano anche altre barche con lui.
Ci fu una grande tempesta di vento e le onde si rovesciavano nella barca, tanto che ormai era piena. Egli se ne stava a poppa, sul cuscino, e dormiva. Allora lo svegliarono e gli dissero: «Maestro, non t’importa che siamo perduti?».
Si destò, minacciò il vento e disse al mare: «Taci, càlmati!». Il vento cessò e ci fu grande bonaccia. Poi disse loro: «Perché avete paura? Non avete ancora fede?».
E furono presi da grande timore e si dicevano l’un l’altro: «Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Parola del Signore.

Sabato 31 Gennaio 2026
S. Giovanni Bosco (m); S. Giminiano; S. Marcella
3.a del Tempo Ordinario

Mc 4,41

«Chi è dunque costui, che anche il vento e il mare gli obbediscono?».

Volume 12, Gennaio 9, 1920

Stavo pregando e col mio pensiero mi fondevo nel Volere eterno, e portandomi innanzi alla Maestà Suprema dicevo: “𝘌𝘵𝘦𝘳𝘯𝘢 𝘔𝘢𝘦𝘴𝘵𝘢̀, 𝘷𝘦𝘯𝘨𝘰 𝘢𝘪 𝘵𝘶𝘰𝘪 𝘱𝘪𝘦𝘥𝘪 𝘢 𝘯𝘰𝘮𝘦 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘢 𝘭’𝘶𝘮𝘢𝘯𝘢 𝘧𝘢𝘮𝘪𝘨𝘭𝘪𝘢, 𝘥𝘢𝘭 𝘱𝘳𝘪𝘮𝘰 𝘧𝘪𝘯𝘰 𝘢𝘭𝘭’𝘶𝘭𝘵𝘪𝘮𝘰 𝘶𝘰𝘮𝘰 𝘥𝘦𝘭𝘭𝘦 𝘧𝘶𝘵𝘶𝘳𝘦, 𝘱𝘳𝘦𝘴𝘦𝘯𝘵𝘪 𝘦 𝘱𝘢𝘴𝘴𝘢𝘵𝘦 𝘨𝘦𝘯𝘦𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪, 𝘢𝘥 𝘢𝘥𝘰𝘳𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘱𝘳𝘰𝘧𝘰𝘯𝘥𝘢𝘮𝘦𝘯𝘵𝘦; 𝘢𝘪 𝘵𝘶𝘰𝘪 𝘱𝘪𝘦𝘥𝘪 𝘴𝘢𝘯𝘵𝘪𝘴𝘴𝘪𝘮𝘪 𝘷𝘰𝘨𝘭𝘪𝘰 𝘴𝘶𝘨𝘨𝘦𝘭𝘭𝘢𝘳𝘦 𝘭𝘦 𝘢𝘥𝘰𝘳𝘢𝘻𝘪𝘰𝘯𝘪 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪.
𝘝𝘦𝘯𝘨𝘰 𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘰𝘯𝘰𝘴𝘤𝘦𝘳𝘵𝘪 𝘢 𝘯𝘰𝘮𝘦 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘊𝘳𝘦𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘦 𝘋𝘰𝘮𝘪𝘯𝘢𝘵𝘰𝘳𝘦 𝘢𝘴𝘴𝘰𝘭𝘶𝘵𝘰 𝘥𝘪 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰; 𝘷𝘦𝘯𝘨𝘰 𝘢𝘥 𝘢𝘮𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪 𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘪𝘢𝘴𝘤𝘶𝘯𝘰; 𝘷𝘦𝘯𝘨𝘰 𝘢 𝘳𝘪𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘪𝘯 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪, 𝘱𝘦𝘳 𝘤𝘪𝘢𝘴𝘤𝘶𝘯𝘢 𝘤𝘰𝘴𝘢 𝘤𝘳𝘦𝘢𝘵𝘢 [𝘪𝘯] 𝘤𝘶𝘪 𝘵𝘢𝘯𝘵𝘰 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘷𝘪 𝘩𝘢𝘪 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘥𝘦𝘯𝘵𝘳𝘰, 𝘤𝘩𝘦 𝘮𝘢𝘪 𝘭𝘢 𝘤𝘳𝘦𝘢𝘵𝘶𝘳𝘢 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘦𝘳𝘢̀ 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘴𝘶𝘧𝘧𝘪𝘤𝘪𝘦𝘯𝘵𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘳𝘪𝘤𝘢𝘮𝘣𝘪𝘢𝘳𝘵𝘪 𝘪𝘯 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦.
𝘔𝘢 𝘪𝘰 𝘯𝘦𝘭 𝘵𝘶𝘰 𝘝𝘰𝘭𝘦𝘳𝘦 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘰 𝘲𝘶𝘦𝘴𝘵𝘰 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦, 𝘦 𝘷𝘰𝘭𝘦𝘯𝘥𝘰 𝘤𝘩𝘦 𝘪𝘭 𝘮𝘪𝘰 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘤𝘰𝘮𝘦 𝘨𝘭𝘪 𝘢𝘭𝘵𝘳𝘪 𝘢𝘵𝘵𝘪 𝘴𝘪𝘢𝘯𝘰 𝘤𝘰𝘮𝘱𝘭𝘦𝘵𝘪, 𝘱𝘪𝘦𝘯𝘪 𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪, 𝘱𝘦𝘳𝘤𝘪𝘰̀ 𝘴𝘰𝘯𝘰 𝘷𝘦𝘯𝘶𝘵𝘢 𝘯𝘦𝘭 𝘵𝘶𝘰 𝘝𝘰𝘭𝘦𝘳𝘦 𝘥𝘰𝘷𝘦 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘰 𝘦̀ 𝘪𝘮𝘮𝘦𝘯𝘴𝘰 𝘦𝘥 𝘦𝘵𝘦𝘳𝘯𝘰 𝘦 𝘵𝘳𝘰𝘷𝘰 𝘢𝘮𝘰𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘱𝘰𝘵𝘦𝘳𝘵𝘪 𝘢𝘮𝘢𝘳𝘦 𝘱𝘦𝘳 𝘵𝘶𝘵𝘵𝘪.
𝘘𝘶𝘪𝘯𝘥𝘪 𝘵𝘪 𝘢𝘮𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘰𝘨𝘯𝘪 𝘴𝘵𝘦𝘭𝘭𝘢 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘪 𝘤𝘳𝘦𝘢𝘵𝘰, 𝘵𝘪 𝘢𝘮𝘰 𝘱𝘦𝘳 𝘲𝘶𝘢𝘯𝘵𝘦 𝘨𝘰𝘤𝘤𝘦 𝘥𝘪 𝘭𝘶𝘤𝘦 𝘦𝘥 𝘪𝘯𝘵𝘦𝘯𝘴𝘪𝘵𝘢̀ 𝘥𝘪 𝘤𝘢𝘭𝘰𝘳𝘦 𝘤𝘩𝘦 𝘩𝘢𝘪 𝘮𝘦𝘴𝘴𝘰 𝘯𝘦𝘭 𝘴𝘰𝘭𝘦”.
Ma chi può dire tutto ciò che la mia povera mente diceva? Andrei troppo per le lunghe, perciò faccio punto.
Ora mentre ciò facevo, un pensiero mi ha detto: “Come va ed in che modo Nostro Signore ha messo in ogni cosa creata fiumi d’amore verso la creatura?”
Ed una luce ha risposto al mio pensiero:
“Certo, figlia mia, che 𝗶𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗮 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝘀𝗶 𝗿𝗶𝘃𝗲𝗿𝘀𝗮𝘃𝗮 𝗮 𝘁𝗼𝗿𝗿𝗲𝗻𝘁𝗶 𝘃𝗲𝗿𝘀𝗼 𝗹𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮.
Te lo dissi altrove, te lo confermo ora che, mentre il mio amore increato creava il sole, vi metteva oceani d’amore, ed in ogni goccia di luce che doveva inondare l’occhio, il passo, la mano e tutto della creatura, correva il mio amore e quasi ripercuotendole dolcemente l’occhio, la mano, il passo, la bocca, 𝗹𝗲 𝗱𝗮̀ 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗯𝗮𝗰𝗶𝗼 𝗲𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼 𝗲 𝗹𝗲 𝗽𝗼𝗿𝗴𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲.
Alla luce corre insieme il calore e, ripercuotendola un po’ più forte e quasi impaziente dell’amore della creatura, fino a dardeggiarla, 𝗹𝗲 𝗿𝗶𝗽𝗲𝘁𝗼 𝗽𝗶𝘂̀ 𝗳𝗼𝗿𝘁𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝘁𝗶 𝗮𝗺𝗼 𝗲𝘁𝗲𝗿𝗻𝗼; e se il sole con la sua luce e calore feconda le piante, 𝗲̀ 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗰𝗵𝗲 𝗰𝗼𝗿𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹𝗮 𝗻𝘂𝘁𝗿𝗶𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹’𝘂𝗼𝗺𝗼.
E se ho disteso un cielo sul capo dell’uomo tempestandolo di stelle, era il mio amore che, volendo allietare l’occhio dell’uomo anche la notte, gli diceva 𝗶𝗻 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝘀𝗰𝗶𝗻𝘁𝗶𝗹𝗹𝗶𝗼 𝗱𝗶 𝘀𝘁𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝘁𝗶 𝗮𝗺𝗼.
Sicché 𝗼𝗴𝗻𝗶 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗿𝗲𝗮𝘁𝗮 𝗽𝗼𝗿𝗴𝗲 𝗶𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲 𝗮𝗹𝗹’𝘂𝗼𝗺𝗼, e se ciò non fosse non aveva nessuno scopo la Creazione, ed Io non faccio nulla senza scopo; tutto è stato fatto per l’uomo, ma l’uomo non lo riconosce e si è cambiato per Me in dolore.
Perciò, figlia mia, se vuoi lenire il mio dolore 𝘃𝗶𝗲𝗻𝗶 𝘀𝗽𝗲𝘀𝘀𝗼 𝗻𝗲𝗹 𝗺𝗶𝗼 𝗩𝗼𝗹𝗲𝗿𝗲 𝗲𝗱 𝗮 𝗻𝗼𝗺𝗲 𝗱𝗶 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗱𝗮𝗺𝗺𝗶 𝗮𝗱𝗼𝗿𝗮𝘇𝗶𝗼𝗻𝗲, 𝗮𝗺𝗼𝗿𝗲, 𝗿𝗶𝗰𝗼𝗻𝗼𝘀𝗰𝗲𝗻𝘇𝗮 𝗲 𝗿𝗶𝗻𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝗽𝗲𝗿 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶”.

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