Martedì 11 novembre 2025

SAN MARTINO DI TOURS, VESCOVO – MEMORIA

Colore Liturgico Bianco

Prima Lettura

Agli occhi degli stolti parve che morissero, ma essi sono nella pace.

Dal libro della Sapienza
Sap 2,233,9

Dio ha creato l’uomo per l’incorruttibilità,
lo ha fatto immagine della propria natura.
Ma per l’invidia del diavolo la morte è entrata nel mondo
e ne fanno esperienza coloro che le appartengono.
Le anime dei giusti, invece, sono nelle mani di Dio,
nessun tormento li toccherà.
Agli occhi degli stolti parve che morissero,
la loro fine fu ritenuta una sciagura,
la loro partenza da noi una rovina, 
ma essi sono nella pace.
Anche se agli occhi degli uomini subiscono castighi,
la loro speranza resta piena d’immortalità.
In cambio di una breve pena riceveranno grandi benefici, 
perché Dio li ha provati e li ha trovati degni di sé;
li ha saggiati come oro nel crogiolo
e li ha graditi come l’offerta di un olocausto.
Nel giorno del loro giudizio risplenderanno,
come scintille nella stoppia correranno qua e là. 
Governeranno le nazioni, avranno potere sui popoli 
e il Signore regnerà per sempre su di loro.
Coloro che confidano in lui comprenderanno la verità, 
i fedeli nell’amore rimarranno presso di lui,
perché grazia e misericordia sono per i suoi eletti.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 33 (34)

R. Benedirò il Signore in ogni tempo.

Benedirò il Signore in ogni tempo, 
sulla mia bocca sempre la sua lode. 
Io mi glorio nel Signore:
i poveri ascoltino e si rallegrino. R.

Gli occhi del Signore sui giusti,
i suoi orecchi al loro grido di aiuto.
Il volto del Signore contro i malfattori, 
per eliminarne dalla terra il ricordo. R.

Gridano e il Signore li ascolta,
li libera da tutte le loro angosce.
Il Signore è vicino a chi ha il cuore spezzato, 
egli salva gli spiriti affranti. R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Se uno mi ama, osserverà la mia parola, dice il Signore,
e il Padre mio lo amerà e noi verremo a lui. (Gv 14,23)

Alleluia.

Vangelo

Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare.

Dal Vangelo secondo Luca
Lc 17,7-10
 
In quel tempo, Gesù disse:
«Chi di voi, se ha un servo ad arare o a pascolare il gregge, gli dirà, quando rientra dal campo: “Vieni subito e mettiti a tavola”? Non gli dirà piuttosto: “Prepara da mangiare, strìngiti le vesti ai fianchi e sérvimi, finché avrò mangiato e bevuto, e dopo mangerai e berrai tu”? Avrà forse gratitudine verso quel servo, perché ha eseguito gli ordini ricevuti?
Così anche voi, quando avrete fatto tutto quello che vi è stato ordinato, dite: “Siamo servi inutili. Abbiamo fatto quanto dovevamo fare”».

Parola del Signore.

Martedì 11 Novembre 2025
S. Martino di Tours; S. Teodoro Studita; S. Marina di Omura
32.a del Tempo Ordinario

Lc 17, 10

«Siamo servi inutili».

Volume 27, Febbraio 11, 1930

“Mia piccola figlia del mio Volere, la creatura non può vivere, né l’anima né il corpo, senza della mia Divina Volontà, e siccome è il suo primo atto di vita, perciò si trova nelle condizioni o di ricevere il suo atto di vita continua da Essa, o di non potere avere esistenza. E siccome l’uomo fu creato che doveva vivere nell’opulenza dei beni di questa Divina Volontà, sua prediletta eredità, perciò lui fu creato che doveva vivere di Noi, ed in casa nostra, come un figlio che vive con suo Padre. Altrimenti, come poteva essere il nostro trastullo, la nostra gioia e felicità, se non doveva vivere vicino, insieme nella nostra Divina Volontà? Un figlio lontano non può formare la gioia di suo padre, il suo sorriso, il suo scherzo, la sua famigliare conversazione: da lontano non si può giocare insieme né sorridere di felicità, anzi la sola lontananza spezza l’amore e porta l’amarezza di non poter godere colui che si ama.

Vedi dunque: l’uomo fu creato per vivere alla famigliare con Noi, in casa nostra, nella nostra stessa Volontà, per assicurarci le nostre e le sue gioie e felicità perenni. Ma l’uomo, il figlio nostro, mentre era felice in casa di suo Padre, si ribellò ed uscì dalla sua casa paterna, e col fare la sua volontà perdette il sorriso di suo Padre, le sue pure gioie; e [ma] siccome non poteva vivere senza il concorso della nostra Divina Volontà, la fecimo da Padre e le [gli] demmo la legittima della nostra Divina Volontà, non più come vita che lo portava nel suo grembo per renderlo felice e santo, ma come concorrente per conservarlo in vita, non per felicitarlo come prima, ma per dargli le cose di stretta necessità ed a seconda che si sarebbe comportato. Senza della mia Volontà Divina non ci può essere vita. Ecco perciò del mio Fiat Divino si conosce poco, perché [è] la sola sua legittima che le creature conoscono, e molte volte questa legittima non viene neppure del tutto riconosciuta, perché chi vive di legittima non vive in casa di suo Padre, sta da Lui lontano, e molte volte si trova nelle condizioni di sciupare con atti indegni la stessa legittima ricevuta. Quindi non ti meravigliare se poco si conosce della mia Divina Volontà, se non si vive in Essa, se non si sta in continuo contatto di ricevere la sua vita che felicita, che santifica, e [che] standole vicina apre i suoi segreti e si fa conoscere Chi è, che [cosa] può darle, e come sospira di tenere nel suo grembo la creatura, per formare in lei la sua vita divina. Molto più che l’uomo col fare la sua volontà si mise in condizione di servo, non di ereditiera, ed il servo non ha diritto alla eredità del suo padrone, ma alla misera mercede per vivere stentatamente la vita. Perciò figlia mia, si può dire [che] con te ho aperto le porte per farti entrare a vivere in casa nostra, nella nostra Divina Volontà, e tenendoti con Noi, ti abbiamo tanto manifestato del nostro Voler Divino non come legittima ma come nostra fortunata ereditiera.

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