SAN GIUSTINO, MARTIRE – MEMORIA

Colore Liturgico Rosso

PRIMA LETTURA

Dio ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina.

Dalla seconda lettera di san Pietro apostolo
2Pt 1,2-7

Carissimi, grazia e pace siano concesse a voi in abbondanza mediante la conoscenza di Dio e di Gesù Signore nostro.
La sua potenza divina ci ha donato tutto quello che è necessario per una vita vissuta santamente, grazie alla conoscenza di colui che ci ha chiamati con la sua potenza e gloria. Con questo egli ci ha donato i beni grandissimi e preziosi a noi promessi, affinché per loro mezzo diventiate partecipi della natura divina, sfuggendo alla corruzione, che è nel mondo a causa della concupiscenza.
Per questo mettete ogni impegno per aggiungere alla vostra fede la virtù, alla virtù la conoscenza, alla conoscenza la temperanza, alla temperanza la pazienza, alla pazienza la pietà, alla pietà l’amore fraterno, all’amore fraterno la carità.

Parola di Dio.

Salmo Responsoriale

Dal Sal 90 (91)

R. Mio Dio, in te confido.

Chi abita al riparo dell’Altissimo
passerà la notte all’ombra dell’Onnipotente.
Io dico al Signore: «Mio rifugio e mia fortezza, 
mio Dio in cui confido». R.

«Lo libererò, perché a me si è legato,
lo porrò al sicuro, perché ha conosciuto il mio nome. 
Mi invocherà e io gli darò risposta;
nell’angoscia io sarò con lui. R.

Lo libererò e lo renderò glorioso. 
Lo sazierò di lunghi giorni
e gli farò vedere la mia salvezza». R.

Acclamazione al Vangelo

Alleluia, alleluia.

Gesù Cristo,
testimone fedele, primogenito dei morti,
tu ci hai amati
e hai lavato i nostri peccati nel tuo sangue. (Cf. Ap 1,5)

Alleluia.

Vangelo

Presero il figlio amato, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.

Dal Vangelo secondo Marco
Mc 12,1-12

In quel tempo, Gesù si mise a parlare con parabole [ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani]:
«Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano.
Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero.
Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”. Ma quei contadini dissero tra loro: “Costui è l’erede. Su, uccidiamolo e l’eredità sarà nostra!”. Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna.
Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. Non avete letto questa Scrittura: “La pietra che i costruttori hanno scartato è diventata la pietra d’angolo; questo è stato fatto dal Signore ed è una meraviglia ai nostri occhi”?».
E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.

Parola del Signore.
 

Lunedì 1 Giugno 2026
San Giustino, martire – memoria
9.a del Tempo Ordinario 

Mc 12,6 

“Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: “Avranno rispetto per mio figlio!”.

Volume 2, Ottobre 14, 1899

Il mio dolce Gesù continua a dirmi:

“La natura della speranza è pace, e 𝗰𝗶ò 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗲𝗶 è 𝗽𝗲𝗿 𝗻𝗮𝘁𝘂𝗿𝗮, 𝗹’𝗮𝗻𝗶𝗺𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝘃𝗶𝘃𝗲 𝗻𝗲𝗹 𝗦𝗲𝗻𝗼 𝗱𝗶 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗺𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗽𝗮𝗰𝗶𝗲𝗿𝗮 𝗰𝗼𝗻𝘀𝗲𝗴𝘂𝗶𝘀𝗰𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗴𝗿𝗮𝘇𝗶𝗮”.

E nell’atto stesso che Gesù benedetto dice queste parole, con una luce intellettuale mi fa vedere, sotto una similitudine d’una madre, ciò che ha fatto questa speranza per l’uomo.

Oh, che scena commovente e tenerissima, che se tutti la potessero vedere piangerebbero di compunzione anche i cuori più duri, e tutti si affezionerebbero tanto che riuscirebbe loro impossibile distaccarsi per un sol momento dalle sue ginocchia materne.

Ed ecco, che mi provo a dire ciò che comprendo e posso.

L’uomo viveva incatenato, schiavo del demonio, condannato alla morte eterna, senza speranza di poter rivivere all’eterna vita; tutto era perduto, ed andata in rovina la sua sorte.

𝗤𝘂𝗲𝘀𝘁𝗮 𝗺𝗮𝗱𝗿𝗲 𝘃𝗶𝘃𝗲𝘃𝗮 𝗻𝗲𝗹𝗹’𝗘𝗺𝗽𝗶𝗿𝗲𝗼, 𝘂𝗻𝗶𝘁𝗮 𝗰𝗼𝗹 𝗣𝗮𝗱𝗿𝗲 𝗲 𝗹𝗼 𝗦𝗽𝗶𝗿𝗶𝘁𝗼 𝗦𝗮𝗻𝘁𝗼, 𝗯𝗲𝗮𝘁𝗮, 𝗳𝗲𝗹𝗶𝗰𝗲 𝗰𝗼𝗻 𝗟𝗼𝗿𝗼.

Ma pareva che non fosse contenta, voleva i suoi figli, le sue care immagini intorno a Lei, l’opera più bella uscita dalle sue mani.

Ora mentre stava nel Cielo, il suo occhio era intento all’uomo, che va perduto sulla terra.

Ella tutta s’occupa per il modo come salvare questi amati figli, e vedendo che questi figli non possono assolutamente soddisfare la Divinità, anche a costo di qualunque sacrifizio, perché molto inferiori a loro , che cosa fa questa madre pietosa?

Vede che non c’è altro mezzo per salvare questi figli che 𝗱𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗿𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮 𝘃𝗶𝘁𝗮 𝗽𝗲𝗿 𝘀𝗮𝗹𝘃𝗮𝗿𝗲 𝗹𝗮 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗲 𝗽𝗿𝗲𝗻𝗱𝗲𝗿𝗲 𝘀𝗼𝗽𝗿𝗮 𝗱𝗶 𝗦é 𝗹𝗲 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗽𝗲𝗻𝗲 𝗲 𝗺𝗶𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 𝗲 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗼 𝗰𝗶ò 𝗰𝗵𝗲 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗱𝗼𝘃𝗲𝘃𝗮𝗻𝗼 𝗳𝗮𝗿𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝘀𝘁𝗲𝘀𝘀𝗶.

Onde che pensa di fare? Si presenta innanzi alla divina giustizia questa madre amorosa, con le lacrime agli occhi, con le voci più tenere, con le ragioni più potenti, che il suo magnanimo cuore le detta, e dice:

“𝐆𝐫𝐚𝐳𝐢𝐞 𝐯𝐢 𝐜𝐡𝐢𝐞𝐝𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐦𝐢𝐞𝐢 𝐩𝐞𝐫𝐝𝐮𝐭𝐢 𝐟𝐢𝐠𝐥𝐢; 𝐧𝐨𝐧 𝐦𝐢 𝐫𝐞𝐠𝐠𝐞 𝐥’𝐚𝐧𝐢𝐦𝐨 𝐝𝐢 𝐯𝐞𝐝𝐞𝐫𝐥𝐢 𝐝𝐚 𝐌𝐞 𝐬𝐞𝐩𝐚𝐫𝐚𝐭𝐢, 𝐞𝐝 𝐚 𝐪𝐮𝐚𝐥𝐮𝐧𝐪𝐮𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐭𝐨 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐬𝐚𝐥𝐯𝐚𝐫𝐥𝐢; 𝐬𝐞𝐛𝐛𝐞𝐧𝐞 𝐯𝐞𝐠𝐠𝐨 𝐧𝐨𝐧 𝐚𝐥𝐭𝐫𝐨 𝐦𝐞𝐳𝐳𝐨 𝐜𝐡𝐞 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐥𝐚 𝐦𝐢𝐚 𝐩𝐫𝐨𝐩𝐫𝐢𝐚 𝐯𝐢𝐭𝐚, 𝐥𝐚 𝐯𝐨𝐠𝐥𝐢𝐨 𝐦𝐞𝐭𝐭𝐞𝐫𝐞 𝐩𝐮𝐫𝐞, 𝐩𝐮𝐫𝐜𝐡é 𝐫𝐢𝐚𝐜𝐪𝐮𝐢𝐬𝐭𝐢 𝐥𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨.

𝐂𝐡𝐞 𝐜𝐨𝐬𝐚 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨? 𝐑𝐢𝐩𝐚𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞? 𝐕𝐢 𝐫𝐢𝐩𝐚𝐫𝐨 𝐈𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨𝐫𝐨.

𝐆𝐥𝐨𝐫𝐢𝐚, 𝐨𝐧𝐨𝐫𝐞? 𝐕𝐢 𝐠𝐥𝐨𝐫𝐢𝐟𝐢𝐜𝐨 𝐞𝐝 𝐨𝐧𝐨𝐫𝐨 𝐈𝐨 𝐩𝐞𝐫 𝐥𝐨𝐫𝐨. 𝐑𝐢𝐧𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐚𝐦𝐞𝐧𝐭𝐨? 𝐕𝐢 𝐫𝐢𝐧𝐠𝐫𝐚𝐳𝐢𝐨 𝐈𝐨.

𝐓𝐮𝐭𝐭𝐨 𝐜𝐢ò 𝐜𝐡𝐞 𝐯𝐨𝐥𝐞𝐭𝐞 𝐝𝐚 𝐥𝐨𝐫𝐨, 𝐯𝐞 𝐥𝐨 𝐟𝐚𝐜𝐜𝐢𝐨 𝐈𝐨, 𝐩𝐮𝐫𝐜𝐡é 𝐥𝐢 𝐩𝐨𝐬𝐬𝐚 𝐚𝐯𝐞𝐫𝐞 𝐢𝐧𝐬𝐢𝐞𝐦𝐞 𝐜𝐨𝐧 𝐌𝐞 𝐚 𝐫𝐞𝐠𝐧𝐚𝐫𝐞”.

La Divinità ne resta commossa nel vedere le lacrime, l’amore di questa madre pietosa, e convinta dalle sue ragioni potenti si sente inclinata ad amare questi figli, e ne piangono insieme la loro sventura, e concordemente concludono che accettano il sacrifizio della vita di questa madre, restandone pienamente soddisfatti, per riacquistare questi figli.

Non appena è firmato il decreto, scende immantinente dal Cielo e viene sulla terra, e deponendo le sue vesti regali che aveva nel Cielo, 𝘀𝗶 𝘃𝗲𝘀𝘁𝗲 𝗱𝗲𝗹𝗹𝗲 𝗺𝗶𝘀𝗲𝗿𝗶𝗲 𝘂𝗺𝗮𝗻𝗲 𝗰𝗼𝗺𝗲 𝘀𝗲 𝗳𝗼𝘀𝘀𝗲 𝗹𝗮 𝗽𝗶ù 𝘃𝗶𝗹𝗶𝘀𝘀𝗶𝗺𝗮 𝘀𝗰𝗵𝗶𝗮𝘃𝗮, e vive nella povertà più estrema, nelle sofferenze più inaudite, nei disprezzi più insopportabili all’umana natura; non fa altro che piangere coll’intercedere per i suoi amati figli.

Ma quel che più fa stupire, e di questa madre e di questi figli, è che 𝗺𝗲𝗻𝘁𝗿𝗲 𝗟𝗲𝗶 𝗮𝗺𝗮 𝘁𝗮𝗻𝘁𝗼 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶 𝗳𝗶𝗴𝗹𝗶, 𝗾𝘂𝗲𝘀𝘁𝗶, invece di riceverla questa madre a braccia aperte, che veniva per salvarli, 𝗳𝗮𝗻𝗻𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗼𝗻𝘁𝗿𝗮𝗿𝗶𝗼.

Nessuno la vuole ricevere né riconoscere, anzi la fanno andare raminga, la disprezzano, ed incominciano a macchinare come uccidere questa madre sì tenera, e sviscerata amante di loro.

Che farà questa madre così tenera nel vedersi sì malamente corrisposta dai suoi ingrati figli?

Si arresterà ella? Ah, no, anzi più si accende di amore per loro e corre da un punto all’altro per riunirli in grembo!

Oh, come fatica, come stenta fino a gocciolare sudore, non solo d’acqua, ma ancora di sangue!

Non si dà un momento di tregua, sta sempre in attitudine per operare la loro salvezza, provvede a tutti i loro bisogni, 𝗿𝗶𝗺𝗲𝗱𝗶𝗮 𝗮 𝘁𝘂𝘁𝘁𝗶 𝗶 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗺𝗮𝗹𝗶 𝗽𝗮𝘀𝘀𝗮𝘁𝗶, 𝗽𝗿𝗲𝘀𝗲𝗻𝘁𝗶 𝗲 𝗳𝘂𝘁𝘂𝗿𝗶; insomma 𝗻𝗼𝗻 𝗰’è 𝗰𝗼𝘀𝗮 𝗰𝗵𝗲 𝗻𝗼𝗻 𝗼𝗿𝗱𝗶𝗻𝗮 𝗲 𝗱𝗶𝘀𝗽𝗼𝗻𝗲 𝗽𝗲𝗿 𝗹𝗼𝗿𝗼 𝗯𝗲𝗻𝗲.

Ma che cosa fanno questi figli? Si son forse pentiti dell’ingratitudine? Che fecero nel riceverla? Hanno mutato i loro pensieri in favore di questa madre? Ah, no!

La guardano di malocchio, la disonorano con le calunnie più nere, le procurano obbrobri, disprezzi, confusioni; la battono con ogni sorta di flagelli, riducendola tutta una piaga, e finiscono col farla morire con una morte, la più infame che trovar si potesse, in mezzo a crudeli spasimi e dolori.

Ma che cosa fa questa madre in mezzo a tante pene? Odierà forse questi figli sì discoli e protervi?

Ah, no, mai!

𝗔𝗹𝗹𝗼𝗿𝗮 𝗽𝗶ù 𝗰𝗵𝗲 𝗺𝗮𝗶 𝗹𝗶 𝗮𝗺𝗮 𝘀𝘃𝗶𝘀𝗰𝗲𝗿𝗮𝘁𝗮𝗺𝗲𝗻𝘁𝗲, offre le sue pene per la stessa loro salvezza e spira con la parola della pace e del perdono.

O madre mia bella! O cara speranza, quanto sei in Te stessa amabile; io ti amo!

Deh, tienimi sempre in grembo a te e sarò la più felice del mondo!

https://soundcloud.com/user-925131718/082vol02-ottobre-14-1899-27

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